Lo Smaltimento dei Rifiuti Radioattivi: Dove smaltirli?

Lo Smaltimento dei Rifiuti Radioattivi: Dove smaltirli?

Lo Smaltimento dei Rifiuti Radioattivi: Dove smaltirli? I rifiuti radioattivi e le scorie nucleari, come dovrebbero essere smaltiti? Dove? Cerchiamo di fare il punto della situazione ed informare su questo argomento con questo articolo di e-sostenibile.

Prima di tutto dobbiamo capire cosa si intende con rifiuti radioattivi.

I Rifiudi Radioattivi: sono tutte quelle materie radioattive, ancorché contenute in apparecchiature e/o dispositivi di ogni genere di cui non è previsto il riciclo/riutilizzo. La gestione dei rifiuti radioattivi è l’insieme delle attività concernente questo tipo di rifiuti, ovvero la raccolta, la cernita, il trattamento, il deposito, il trasporto, l’allontamento e lo smaltimento nell’ambiente.

L’impiego dei rifiuti radioattivi è regolamentato dal D.lgs 230/95 art. 27. dove viene scritto:

Gli impianti, stabilimenti, istituti, reparti, gabinetti medici, laboratori adibiti ad attività comportanti, a qualsiasi titolo la detenzione, l’utilizzazione, la manipolazione di materie radioattive, prodoti, apparecchiature in genere contenenti dette materie, il trattamento, il deposito e l’eventuale smaltimento nell’ambiente di rifiuti nonché l’utilizzazione di apparecchi generatori di radiazioni ionizzanti, debbono essere muniti di nulla osta preventivo secondo quanto stabilito nel presente capo.

Sanzioni in caso di abbandono o smaltimento dei rifiuti radioattivi illegale

La legge prevede fattispecie delittuose circa le condotte di abbandono e traffico illecito di rifiuti radioattivi e sorgenti radioattive orfane. In tali casi è prevista la pena della reclusione congiunta ad una adeguata pena pecuniaria, oltre alla previsione di una circostanza aggravante se dal fatto deriva pericolo per la vita o la salute delle persone o il danno all’ambiente.

Sono molte le attività che producono rifiuti radioattivi, basti pensare a:

  • Diagnostica (in campo sanitario)
  • Terapia medica (Radioimmunologia, radioterapia)
  • Ricerca Scientifica
  • Industria agroalimentare (ad esempio in fase di sterilizzazione delle derrate per irragiamento)
  • Controlli di produzione industriale

Tutti questi rifiuti producono radiazioni che possono durare pochi istanti o milioni di anni e possono produrre effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo. I rifiuti radioattivi vengono classificati, secondo l’ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologia, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) in tre categorie:

  • Categoria 1: la radioattività di questi rifiuti decade in mesi o al massimo qualche anno
  • Categoria 2: perdono la loro radioattività dopo qualche secolo
  • Categoria 3: perdono la loro radioattività dopo migliaia o centinaia di migliaia di anni.

Per maggiori informazioni è possibile leggere la sezione “Rifiuti radioattivi sul sito ENEA“.

In Italia, secondo l’ENEA, sono presenti circa ventiseimila metri cubi di rifiuti di seconda categoria e millecinquecento metri cubi di rifiuti di terza categoria (altri tornano in Italia dopo il ritrattamento che viene fatto all’estero).

Non tutti riflettono sul fatto che ogni giorno in Italia vengono prodotti rifiuti radioattivi e l’Italia non è andata molto avanti sullo smaltimento di questa tipologia di rifiuti: mancano infatti infrastrutture che permettano la messa in sicurezza di questi rifiuti.

La legge ha però previsto la realizzazione di un deposito Nazionale unico che permetterà di sostituire i depositi temporanei diffusi in Italia: ecco un video presente su SoginChannel dedicato al Deposito Nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi:

Altro documento utile, che consigliamo di leggere, è sicuramente la Guida Tecnica Ispra, un vero e proprio documento in cui vengono riportati i criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività.

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